° Labyrinth °

…# esercizi di stile che scorrono nelle vene #…

Settembre

C. è andato in Australia. Me lo ha detto l’altro giorno mentre partiva; una cosa tipo “Cià io parto” ed è andato. Ci sono rimasta malissimo. No no sono felice sia partito ma ci sono rimasta male perchè non me lo ha detto prima, perchè sarei scesa a Genova per salutarlo, perchè l’ultima volta che l’ho visto è stato a Marzo dell’anno scorso ed è venuto perchè “poi sicuramente per la tua laurea non potrò venire”. A Gennaio poi C. è un po’ desaparesitos, tra lo stage, una piratessa, e credo basti, ho passato sei mesi a rincorrerlo per un solo ciao. E si mi è mancato ma sapevo che era qui, sapevo che se non mi scriveva o non ci sentivamo era semplicemente perchè aveva altro da fare, perchè C. è uno di quegli amici che fa le 3 di notte con te quando gli dici che non riesci a dormire, ti riempie di cazzate e ti fa ridere così da farti scordare il malumore senza chiederti di raccontaglielo, perchè lo sa che hai e se anche non lo sa non è importante ora quello, quanto lasciartelo portare via. E C. è proprio così, mi riempiva giornalmente di cazzate che la sua assenza ha portato un buco gigante. Lo so lo so me lo dico io che Australia o Italia non cambia un cazzo ma il solo pensiero che sta laggiù, mi fa spillare il cuore. Avrei voluto abbracciarlo, augurargli un buon cammino sotto costellazioni diverse, avrei voluto guardarlo ancora una volta negli occhi e ridacchiare con lui della prima volta che ci siamo conosciuti, fottutissimo portale! E’ il mio migliore amico, e anche se non lo sentivo da sei mesi avrei sperato mi dicesse prima, ma vabbè, me l’ha detto. Devo ricordarmi come postit di non aspettarsi mai niente da nessuno, io troppo spesso me lo dimentico e passo le notti a pensare e a farmi male.

Il 24 è il mio compleanno e quest’anno proprio ho il vomito per questa data, ho il vomito per qualsiasi cosa sia legata a questo giorno, ho il vomito per tutto. Avrei voluto prendere e andarmene al pub il 23 sera, uscire da queste mura e stare all’aria aperta, se fossi stata a Roma sarei andata al Gianicolo, con una bottiglia di spumante, una di vino, un vassoio di pasticcini di Cecere su cui avrei messo una candelina solamente per esprimere un desiderio, di quelli forti e intensi che mi avrebbero fatto credere alle fate ancora per un po’. Invece sono qui, nel freddo nord Brianzolo e non farò nulla di quello che ho appena descritto, passerò questo giorno dentro un’altra casa a festeggiare un amico di L. che ha concluso gli esami e si avvia alla tesi e alla disoccupazione. Se me lo avessero detto avrei continuato a far finta di studiare. La vita da disoccupato è una merda. Tornando a bomba, il 23 quindi niente spumante fuori le mura, ma dentro e miaugurocontuttoilmiocuore che non si faccia un accenno al mio compleanno, non voglio regali, non voglio torta, non voglio candelina, non voglio sorprese. Non voglio un cazzo di nulla. L’ultima cosa che volevo era stare dentro casa ma vabbè, alla fine si finiscono gli esami una volta sola quindi, ancora una volta, mettiamo da parte me.

Cosa avrei voluto fare? Sicuramente non questo. Ma che volete che vi dica.

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#Quando una volta c’ero io

Era il 2004, quello mi disse che non erano i capelli corti a non andare bene. Quello mi disse che in chat andava tutto bene ma che “insomma….ecco….L’aspetto fisico incideva troppo e no, non sei per me”.

Quante lacrime in quegli anni ho gettato via, quanta sofferenza e quanto riscatto volevo dalla mia vita, per guardare le persone in faccia e dirgli che ” sai che c’è…vaffanculo”. Mi sono sempre sognata di arrivare ad un giorno, io, secca da far schifo, con il mio cane gigante, i miei capelli raccolti, la felpa del mio ragazzo mentre cammino e guardo gli altri con la felicità di essere riuscita finalmente ad essere quello che avevo sempre desiderato.

E’ passato tanto tempo dal 2004, tanti kili in meno, poi ripresi poi ripersi e poi ripresi e ora però mi sento completamente diversa, logorata da questa sofferenza, come nel 2004. Spesso mi chiedo che cazzo ho di bello io per piacere a qualcuno. Ho veramente in testa la visione nuda del mio corpo e dio santo, mi vorrei ficcare due dita in gola e vomitare fino a domani e poi continuare a vomitare fino a svenire.

Non è possibile scacciare i demoni del passato ma è impossibile conviverci insieme. Qualcuno dei due deve vincere e per ora io sono stanca di combattere e mi lascio portare via dalla corrente.

Fatto sta che ricordo perfettamente il giorno in cui scrissi su questo blog che ricominciavo seriamente la dieta, ero appena tornata dall’Erasmus e mi sbattevo in palestra per sfuggire alla mia vita. Ora non posso andarci,  non ho una macchina, la palestra non mi piace, non ho un allenatore ma solo un tipo che mi fa la scheda, che poi ancora non me l’ha fatta e neanche mi crede quando gli ho detto che facevo palestra. Mi sta un po’ sul culo. Già.

Inoltre ci sono tante tante persone che fanno affidamento su di me e io non ho fiducia in me stessa per farmi forza da sola. E per cercare di far sorridere tutti mi prosciugo io.

Montelago mi terrorizza perchè inevitabilmente io mi paragono ad ogni essere femminile su sta terra e OVVIAMENTE mi scopro brutta. E Montelago per me è tipo essere catapultata tra le modelle di EMP mentre io resto una che non ha il buco in mezzo alle gambe e che anzi, strusciano.

Ho ripreso tutti i chili che in 6 faticosissimi mesi avevo perso.

E mi odio. MI ODIO. mi odio. MI ODIO.

#Ogni Tanto Si Ritorna a Casa

Mi manca questo posto, mi manca veramente, mi manco un po’ io e le mie cose solo per me come scrivere, leggere, leggere, leggere, e il respiro dell’eternità. Ma provo un certo fastidio ad accendere il pc, ho veramente il vomito nel passare tempo davanti a questo schermo dopo aver trascorso notti su notti a mandare in compilazione programmi, correggere errori, ricominciare da capo, scrivere, cancellare, riscrivere, neanche fossi una replay (old school). Eppure sono quasi costretta a riaccenderlo ogni tanto, mandare mail, controllare cose, spedire cv, vedere quando escono le date per l’esame di stato che OMG, si sono uscite. Che palle; non ho neanche la voglia di giocare, non ho più lo stimolo per farlo, mi sento un po’ apatica verso il mondo tecnologico, avrei bisogno di una cura in verde ma qui il parchetto sotto casa è messo malino, e la mia villa vorrei che si fosse trasferita qui. Gennaio è stato un mese così intenso che è volato con uno schioccare di dita. Febbraio dura anche di meno degli altri mesi, quindi che ve lo dico a fare, e marzo sembra che voglia ricalcare il passo degli altri due. Mi annoio un po’, in effetti, ma è colpa mia; è che di studiare mi sono rotta i coglioni eppure se voglio diventare un’insegnante figa, bisogna fare concorsi, scriversi a sindacati per avere notizie sui concorsi e continuare a rincorrere queste dinamiche, ammorbanti, finchè qualcosa non si sblocchi.

Lavorare per due settimane è stato entusiasmante e mi mancano quei marmocchi. Mi hanno fatto disperare, dovevo andare al lavoro in culo al mondo (L.ne sa qualcosa) ma è stata una delle esperienze più belle che abbia mai fatto e mi ha messo a dura prova, anche la mia pazienza (soprattutto) ma alla fine ne sono uscita vincitrice.

Nel frattempo è arrivato anche il cane. E’ un concentrato di rughe e cicciolosità e dolcezza che passerei le ore a guardarlo; mi sto lentamente trasformando in una di quelle persone che fa foto al proprio animale tutto il giorno. Ebbene si.

Mi mancano i miei amici, è l’unico neo nello stare qui. In questo posto si pensa solo al lavoro e ai soldi tutto il giorno, è disarmante e vuoto. Si rincorre l’idea di trovare il lavoro migliore, ci si perde la vita.

#Past-Present-Byllo.

Oggi ho voglia di scrivere, voglio ticchettare frettolosamente e freneticamente sopra questo spazio e così, lasciare che parole parole parole si ripetano per creare qualcosa.

Sono giorni che trovo cose del mio passato, cose che scrivevo e che mi inteneriscono. Ne parlavo con L. qualche giorno fa; un vecchio diario datato 2000 dove una bambina di prima media scriveva quanto le sue compagne di classe non le volevano bene perchè era “grassa e antipatica”. Mi sono fatta tenerezza da sola, mi sono quasi commossa, ho provato dispiacere per quella bambina che 15 anni fa si sentiva così messa da parte dal mondo, tanto da trovare altri eroi a cui credere e con cui star bene. I miei disagi, tutti i miei disagi che ancora, purtroppo, porto dietro, come strascichi lunghi e tratteggiati, provengono dall’infanzia, dal bullismo vissuto tra i banchi delle elementari e la realtà delle medie dove il divario tra ragazzine ciclate e non era evidente non solo dalla combriccola di bambini testosteronedipendenti che trotterellavano intorno, ma anche da ciò che le bambine pensavano di se stesse, per colpa delle ragazzine ciclate, il che le autoescludeva dal gruppo. Un po’ questo disagio l’ho vissuto nel primo anno e mezzo di superiori per poi, trovarmi maledetta e insofferente ma non troppo sola, mettendo su quel gruppetto che mi avrebbe poi accompagnato per i successivi anni di liceo.

Oggi invece ho trovato un vecchio quaderno a spirale del 2006, era completamente diverso, scrittura accurata e anticonvenzionale, di una che passava sabati pomeriggio a cambiare il suo modo abituale di scrivere la N, la E o la R per renderle uniche. In quelle parole c’erano scritte parole veloci, racconti giornalieri, aforismi. Stavo bene, non ero felice ma stavo bene, stavo cercando di ritagliarmi il mio spazio nel mondo, la mia personalità, le mie ideologie. E ho trovato una lettera di Byllo. A quei tempi ci tenevo molto all’opinione che i miei amici avessero di me. Ricordo che anche a K. gli avevo chiesto di scrivermi quello che pensava di me, volevo avere intorno gente che mi voleva bene e volevo sapere quanto ero speciale e perchè. Forse per riscattarmi da quel diario dove scrivevo l’esatto opposto. Byllo è stata una persona importante del mio passato è stato lui ad iniziarmi a TM, e lui che nella sua vita frenetica cercava uno spazio per me, un vero Amico. Chissà che fine avrà fatto, ogni tanto ci penso e sorrido, è sempre stato un folle e lo sarà tutt’ora, o magari no, ma mi piace pensarlo in nuove vesti, ma sempre lui.

Con lui mi sono ricordata di tutte quelle persone che nella mia vita mi hanno insegnato qualcosa, hanno acceso un fiammifero e contribuito a rendere, questo mio Kalsifer, ancora più magico.

Tutti loro si meritano un ricordo, un grazie e un ricordo, perchè inconsapevolmente mi hanno cambiato la vita, inconsapevolmente è anche grazie a loro che io ora sono così.

#Quattro.

Ah. Comunque alla fine mi sono laureata.

#Tre.

Credo che non sia giusto odiare una persona, ne odiare il passato perchè ci ha insegnato ed è testimone vivente, di quello che siamo noi ora. E’ un mantra che mi ripeto spesso, questo; è un mantra che mi ripeto per far si che nessun barlume di odio risiedi in me. La gente che odia è insoddisfatta, repressa, intollerante, incazzata col mondo e non va avanti ma resta ferma girando intorno ad un albero, con il collare e una corda che lo tiene legato.

Io non voglio finire così. A passare il mio tempo pensando a quello che non mi va bene, lamentandomi della vita (come fanno i vecchi al bar), criticando le scelte degli altri per merrere in risalto le mie, a giudicare senza voler essere giudicata e a star male perchè il mio odio non mi fa vedere cosa c’è di bello oltre le nuvole, no. Io sono quella che da sempre è stata definita “coriandolo arancione -lucina – druida”; la Pollyanna dei tempi moderni insomma. Sono sempre quella dei sorrisi, degli abbracci, delle pacche sulle spalle; per quanto si possa avere problemi credo che non ci sia niente di meglio che far star bene qualcun altro. Questo mi rende felice.

Eppure anche io odio qualcuno.

Ma cerco di arginare questa sensazione, perche da inguaribile sognatrice quale sono questo odio mi ha insegnato e mi continua ad insegnare ogni giorno tanto: cosa vuol dire amare ed essere amati. Mi ha insegnato cosa voglio nella vita e anche se mi ha fatto perdere fiducia in me stessa, mi ha indirizzato verso quelle persone che sanno sempre come darmela, credendo in me. Questo ODIO mi ha fatto ricordare per cosa è importante combattere, la libertà, le idee, i sogni, il rispetto, la fantasia, le passioni, le amicizie, la nostra vita.

E’ proprio vero che non può esistere il bianco senza nero, la luce senza le ombre ma bisogna imparare che il fatto che c’è non implica quello di rendere la sua presenza, totale nella nostra vita. Per quanto sia sbagliato focalizzare tutta la nostra attenzione su un punto della nostra strada, è proprio quel punto che ci fa capire cosa c’è stato e cosa ci sarà, è quel punto che ci insegna ad andare avanti nel modo che noi vogliamo, è quel punto che ci fa vere quello che c’è fuori.

Perchè fuori è proprio bello e nonostante quello che si dice (“te sta dentro che qua fuori è un brutto mondo”), questo brutto mondo è l’unico che abbiamo e che ci costruiamo noi, cerchiamo di ficcarci dentro le cose che vale la pena di ricordare.

Anche l’odio fa la sua parte in questa danza. Ci insegna di che sapore ha il bene.

 

 

#Due.

Ho la sensazione di rivivere alcune cose di quando avevo vent’anni e le serate a casa il sabato sera lo confermano; le presenze che fino a ieri erano costanti nella mia vita, con cui ho condiviso l’intero mio mondo, si sono dissolte, incuranti della tempesta che lentamente si stanno trascinando dietro. Sono adulta ormai per capire che nulla è per sempre (trannete), che le strade si dividono, che ognuno ha la sua strada e che spesso crescendo insieme gli interessi non sono più gli stessi e allora ci si saluta col sorriso e buonavita. Ma più cresco e più mi risulta difficile digerire che della cerchia di persone che scegliamo di portarci dietro, sempre di meno arrivano al traguardo finale e che nonostante siamo adulti e che dovremmo capirlo come gira la ruota, siamo purtroppo ancora succubi di questo vortice.

E quindi mi ritrovo a rivestire quel ruolo di convenienza. Avevo quasi scordato la sensazione di esserlo. E mi ricordo bene le dinamiche di quel periodo. E io che mi spaccavo la testa e il cuore di videogiochi per non pensare, e mi ammazzavo l’anima di canzoni per sfogarmi e stare male e poi infilarmi in quei sorrisi il lunedì mattina, scadenti.

Trovo assurdo come si possa mettere da parte oreoreoreoreore di vita vissuta con un semplice click, come un interruttore fisso perennemente su on e poi schiacciato per chiudere per sempre la porta. Trovo assurdo come, se invece la lampadina sia fulminata, nessuno si rimbocchi più le maniche per cambiarla e rimetterne una nuova; la corrente c’è. Il filo di tungsteno si è rotto.