#Diet.

di etereamelodia

A 16 anni incominciai la prima volta. Avevo un obiettivo, fare windsurf. Lo avrei fatto con mio fratello e questa era l’unica cosa che mi interessava. Ma per salire e scendere dalla tavola e issare la vela, avevo bisogno di perdere peso. Un po’ perchè la vita da adolescente è già difficile di suo, in più se ci si aggiunge una dose massiccia di grasso intorno ai fianchi, di sicuro non migliora. E un po’ perchè mi vergognavo terribilmente di me stessa. Non ero io. Quella io che volevo essere. Sapevo di avere un carattere che andava oltre quelle, esuberante, estroverso, colorato, alternativo. Strano. Vivo. Ma sapevo bene che la mia timidezza era solo una sensazione di disagio di un mondo che fuori, pugnalava alle spalle chi cercava di uscirne.

Così mi misi in testa che dovevo farlo. Minchia se è stato difficile. In due anni persi venti chili. Ero un’altra persona. Fare la dieta non mi pesava in se per se. Ma mi mancavano le piccole cose, che ne so, il riso al burro, per esempio oppure una bruschetta olio e aglio. Ecco. Si quelle erano le cose che mi mancavano di più. Non sono mai stata un’amante dei dolci (tranne che per il cioccolato), quindi rinunciarvi non mi pesava. Certo fare colazione la mattina con un bicchiere scarso di latte, quello si. Ma sono cose che si superano, a cui ci fai l’abitudine, dopo un po’.

Perdere 20 kg mi fece riacquistare un po’ di autostima. Un bel po’. Possiamo dire che a 18 ho vissuto una seconda adolescenza. Non ero magra. Non avevo ancora raggiunto il mio peso ideale, ma aver perso un terzo di me, forse, aveva scoperchiato un po’ quel mio carattere che volevo tanto riuscire a tirar fuori, che invece era seppellito sotto cumuli di ciccia.

E’ da un po’ che sto di nuovo come allora. Di nuovo il senso di disagio, di nuovo io che mi attacco post it per tutta la camera dove insulto me stessa. Di nuovo quel malessere. Lo so, perchè lo riconosco. Lo riconosco forte e chiaro perchè è una sensazione che non si toglie di dosso. E’ un po’ come essere alcolisti. Forse ero depressa allora e sicuramente adesso non ho voglia di ricaderci. Perchè è veramente e fottutamente buio là sotto. E quello di cui si ha bisogno per uscire è una dose di affetto così grande, ma così grande, che nessuno è in grado di dartela. Perchè tu non ti vuoi bene, e quel buco che crei è una tua assenza che nessuno tranne te stessa può riempire. Ecco. Questa ero io. Ed è quello che ora mi risento addosso. E siccome sono sul fondo, ma ci sto ancora da poco e so che l’unico modo per tirarmi fuori è volermi bene e per volermi bene mi devo piacere e per piacermi l’unico mio grande problema è questo, allora si. Ritorno da lei.

Lei è la dietologa più carina che esista. Sorride e ti dice le cose senza metterti a disagio, ma te le dice chiare e tonde. E’ sempre gentile, è premurosa. Lei mi ha cambiato la vita e spero che possa rifarlo ancora.

La prima volta che ci andai mi misi a piangere. Lei lo sapeva quanto era tosta. Quanto era dura solo spogliarsi là davanti, essere misurata, analizzata e fare un elenco di quello che non andava.

Ce l’ho fatta a 16 anni, a 23 ho più carattere. Il mio obiettivo? Mettermi una muta. Che poi sia per andare in canoa con mio fratello o fare immersioni non mi importa. Voglio entrare dentro una muta senza la paura che si veda quanto cesso sono.

Dovrei perdere 15 kg. Per essere effettivamente in pace con me stessa. Ma anche così, non avrò mai raggiunto la pace. Il mio corpo ha una predisposizione all’ingrasso. Le cellule adipose si ricordano. Hanno una loro memoria. E così, dato che ora il mio corpo ha riserve nutritive, nel momento gli tolgo i rifornimenti, comincia a bruciarle, ma appena do qualche rifornimento in più, lo assimila tutto, per paura di trovarsi senza o di dover subire lo stress che ha già subito.

Per questo dico che sono un’alcolista. Per tutta la vita dovrò stare attenta a quello che mangio, come per chi beve o si droga, che non sarà libero mai del tutto. E dovrà sempre evitare, perchè si ha predisposizione.

Sono quattro anni che non metto piede là dentro. L’ultima volta sono andata via dicendole che sarei tornata la settimana dopo e poi non sono più tornata. Dovrò darle delle spiegazioni, non delle scuse. E dovrò darle prima a me stessa.

E chissà, magari mi riesco pure a comprare quei bustini di EMP che sogno da una vita.

Si ricomincia.

Rivoglio me stessa, il mio carattere, la sicurezza, e il saper affrontare il mondo con spalle dritte.

Ultimamente l’ho curvate un po’ troppo e mi sono scordata di che colore è il cielo.

 

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