#Dunque.

di etereamelodia

È martedì. Tutta Roma dorme, la metro respira tra i cunicoli sotto terra come una talpa che ha appena iniziato la sua opera idraulica e io, con Neuromante sotto al braccio, cammino. Case ha appena fatto la sua operazione, richiudo la sua storia tra le pagine. Sono svogliata stamattina. Vorrei restare a casa, non fare nulla e concedermi al lento respirare di un gracchiante jazz. Il tempo, quello del cielo e non quello che passa inesorabile strappandoti la pelle, è grigio e azzurro. Alterna fasi di pioggia a timidi raggi tiepidi, alla ricerca di clorofille da risvegliare. Non qui, non ora.
Le lezioni sulla meiosi, la lettura di slides, deviano la mia attenzione verso i tasti bianchi e neri, che parlano. Assorbo pensieri. I miei, i loro, assorbo colori e sensazioni e li mixo insieme. Lascio cadere giù tutto quello che ora non necessita di me, che non sia me.
“Andai nei boschi perchè volevo vivere con saggezza e in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, sbaragliare ciò che non era vita e non scoprire in punto di morte che non ero vissuto”.
Sono immersa nel cyberpunk. Non pensavo potesse catturarmi la mente. Ci stanno gli scozzesi che mi ricordano quali passi devo fare. I Mongwai oggi sono la mia fuga lontana.

Strutture scomposte. Empatia.
Tra un’oretta vado in biblioteca per studiare. Ho un’ora di tempo per leggere.

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