#CosaTieniOggi.

di etereamelodia

Come sto, ora.
Diciamo che resto a cullarmi nel calore del letto ancora un po’, con il bicchiere di caffe, rigorosamente in vetro, che mi scalda, la camera al buio, la sveglia che ogni cinque minuti mi ricorda che devo alzarmi.
Non ho messo in carica il cellulare, poco male. Qui in questo buco di mondo è molto più interessante guardare cosa c’è fuori dalla finestra che fissarsi con lo scrivere in maniera compulsiva qualche parola e svegliare il prossimo, che secondo me sta dormendo bello e buono. M. magari è sveglio, tra un po’, e mi manderebbe felicemente a fanculo, checcidevifa. tocca sopportare i migliori amici, sanno sempre come strapparti un sorriso ed essere collegati con la tua testa, anche quando non gli parli e non gli dici un cazzo.

” Che parola tieni e che parola lasci oggi? Io lascio incomprensioni e tengo amicizia”

Sbem.

Dovrebbe far bene. Credo che appenderò da qualche parte in camera, o sulla porta di ingresso, una cosa del genere.
Voglio lasciare in questo erasmus tutte le parole pesanti, da una vita. E voglio acquisire invece tutte quelle leggere che fanno volare in alto, che fanno sognare, che ti motivano per alzarti la mattina alle sette con meno due gradi, fuori la porta. Voglio tenermi parole che mi facciano ricordare le risate, gli abbracci, le sere passate a parlare una lingua diversa, le sere passate a parlare una lingua sbagliata, le passeggiate sul ponte col vento che ti trascina via.
Io dentro di me sono sempre la stessa, ma me lo sto ricordando come sono fatta.
Stare qui ogni giorno mi mette davanti una sfida nuova, mi fa rivalutare le cose, tutte quelle che ho pensato fino all’altro ieri, tutte quelle che ho pensato fino a ieri. Sono momenti nuovi, mai vissuti, esperienze che lasciano il segno e che mi fanno entrare in crisi mistica, rivedere la mia lista delle prioritá, capire quale strada devo prendere, dare un senso a questo, ai miei studi, alla mia anima, alle impressioni di settembre e di ottobre e di novembre che cavalcano.
Quello che vivo e che percepisco mi sta facendo rivalutare tutto quello che ho fatto finora e mi sembra che per alcune cose non abbia fatto gran che e devo darmi una svegliata.
Una scossa fino a quel fottuto midollo osseo che mi regge la schiena per camminare dritta.

Sono stata a Bruxelles. Al parlamento europeo. Mi sono messa al centro della piazza, di notte, senza nessuno e ho guardato in alto. Mi sono sentita piccola. Mi sono sentita far parte di qualcosa di unico. Per la prima volta mi sono sentita far parte di una comunitá. E questo erasmus me lo sta facendo vedere ogni giorno di più. Siamo tutti studenti e abbiamo tutti le nostre difficoltà. Tutti combattiamo con il francese, con gli esami, con la spesa da fare, con i soldi che non bastano mai, con gli sconti per un maglione più caldo. Siamo tutti divesi, eppure qui, siamo una cosa sola, unica e intrecciata. Dove profumi di lingue diverse che parlano, colori di terre straniere, musiche travolgenti, fanno da condimento a questo concentrato di nazioni, tutte qui.

Anche il sole ha un altro sapore. Quando non lo vedi mai, quel piccolo raggio che illumina per qualche secondo la panchina dentro al parco di fronte l’atomium, ti sembra una vera manna dal cielo. E, assurdo dirlo, ma ti ci metti dentro quello squarcio di luce. Ti ci metti si. Respiri l’aria fredda come se fosse il profumo del mare, di salsedine. Chiudi gli occhi e ti concedi quell’attimo di libertà assoluta dove non pensi a nulla, per poi pensare che non stavi pensando a nulla, e quindi, ricominciare a farlo.

Il 22 dicembre torno in Italia. Il 24 starò tra le braccia di mia nonna in molise. Non la vedo da un anno. Avrei voluto salutarla prima di partire ma sono una stupida e non l’ho fatto. E ora non vedo l’ora di respirare la sua aria, l’aria del Natale che mi accompagna da quando sono piccola, essere parte di quella tradizione che almeno un pochino, è rimasta intoccata. Così come lei che ancora ad 81 anni fa le zeppole perchè le vogliono i nipoti, si sistema i capelli con la lacca, prende il caffè del pomeriggio con la comare ( che mi ha visto crescere ) del piano di sopra che si lamenta sempre di tutto, e che quando si lamenta si lamenta proprio tanto. La classica nonna che non ti abbraccia perchè non è abituata a farlo. Che ha tutta la famiglia dall’altra parte dell’oceano e che non posso neanche immaginare come si senta sola, come si è sentita, quando non si ha neanche una sorella vicino, quando non si vede crescere nessun membro della famiglia e quindi per lei è come se fossero un po’ sconosciuti. Quando poi, li ha visti e li vede tutt’ora e non riesce a parlarci bene, perchè ormai cresciuti in terre diverse. Ecco, lei, la mia donna che mi fa ancora commuovere quando l’abbraccio, l’unica che ha la mente brillante da capire le mie necessità, e di rapportarle alla sua epoca, molto molto lontana. Starò solo tre giorni da lei, mi sembrano cosi pochi, devo spremerli per portarmela dietro, quando ritorno qui.

Oggi scrivo tanto. E c’ho voglia di parlare ancora. M. dice che lui sa perchè scrivo. E io ci credo, e me lo tengo stretto.

Ho un bicchiere per terra.
Vuoto.
Un altro sul tavolo del giorno prima.
Vuoto anch’esso.

Mi scolo i bicchieri e lascio i cadaveri in giro per casa.

Annunci