#SeSiParlasse

di etereamelodia

A volte vorrei avere più tempo per scrivere, spesso mi vengono in mente delle frasi che “mammamiaohquestaspacca” ma poi le devo ricacciare giù in gola con grandi bicchieri d’acqua. Non so se sia questione di tempo, effettivamente. O se sia la paura di sapere, alla fine, queste parole a cosa portano fuori. Perché tanto si sa, rotolano come delle pazze senza senso, quando comincio. Ci sono dei detti al riguardo, uno dice “segreto di uno, segreto di tutti” ma io non lo associo alla diffusione dei miei pensieri nelle bocche altrui. Mi fido degli amici, miei (l’inciso è d’obbligo, mi dispiace ma fa ancora troppo male). Più che altro associo quel detto a quell’altro che ovviamente non ricordo come faccia ma il succo è che se una cosa non la dici non è vera, se la dici, diventa reale e allora fa niente con chi la condividi, si concretizza.

Forse quindi è anche per quello che non scrivo quando c’ho voglia di scrivere come una pazza cocainomane dipendente dalle parole, perché poi chissà che cazzo ne viene fuori e chissà poi cosa fa il mio cervello quando realizza quello che fino a quel momento, era solo nella mia testa.

Ultimamente sono diventata ancora più empatica: l’altra volta ho scritto a F. detta S. piangendo non sapendone il motivo e lei mi ha detto che stava di merda e ci siamo fatte un piantarello entrambe, perché la sento quando sta così. L’altra volta ancora M. e E. (un giorno vi racconterò anche di loro), avevano entrambe il ciclo e io mi sentivo gli ormoni scoppiarmi nei polmoni e tutto il peso del mondo addosso. Questa cosa mi preoccupa. Anche perché la maggior parte della gente non capisce mica cosa vuol dire essere empatici, che non è comprendere gli stati d’animo altrui, essere empatici vuol dire farli propri, sobbarcarsi quell’emozione senza volerlo, assorbirne gli effetti, le cause, le cause e gli effetti, non potendo certo alleviare quelli dell’altro, ma percependo il suo dolore, poter stare più vicino.

Ecco, questa è più o meno l’empatia. Ed ultimamente la trovo talmente tanto fastidiosa che cerco di non darmi ascolto. Ma secondo voi ci posso mai riuscire, io? No. Ecco. E così le notti le passo sveglia, con G. che mi russa accanto, sempre più convinta che sia un Kami, dovevo chiamarlo Totoro, mi sa.

Comunque oggi piove, il cielo sgranella nostalgia, io devo sistemare le cose burocratiche non solo della scuola, ma del vaccino, della banca, del 730, dei contratti e delle varie nomine e comprare qualche strumento da giocoliere per iniziare le attività. Dovrei andare dall’estetista e vorrei, ma questo chissà quando avverrà, spendere un sacco di soldi in vestiti, perché mi sono accorta di averne alcuni che risalgono al 2008 anno in cui avevo 19 anni. E ora, va bene che sono in ottimo stato, però magari a 31 anni non è il caso di cambiarli? Ma tutte le volte che vado in giro trovo cose troppo tamarre o non adatte al mio fisico da balena spiaggiata meshaappata ad una pin up. E mi rassegno ai miei vestiti da adolescente.

Vogliounpensierosuperficialecherendalapellesplendida.

Visto? Parto da un punto e arrivo chissadove.