° Labyrinth °

…# esercizi di stile che scorrono nelle vene #…

#Uno.

Sono mesi che non scrivo; sono settimane che mi è tornata la voglia di farlo ma sempre in momenti sbagliati. E’ strana la vita, un tempo non credevo ci fossero momenti sbagliati per scrivere, mi ricordo che mi alzavo la notte con l’irresistibile voglia di farlo o postavo sul blog per ore e ore, perchè avevo qualcosa da dire, sapevo che qualcuno mi leggeva e allora scrivevo ancora, per poi avere l’eccitazione dei commenti. Era come avere un libro dove i lettori (fans) interagivano con lo scrittore (io); per questo forse scrivevo quasi tutto in terza persona, mi veniva meglio esprimere le sensazioni di qualcun altro, parlando di me, piuttosto che raccontarmi inutilmente, come accade qui adesso.

Stasera sono nostalgica, annegata di pensieri e allora scrivo. E scrivo di me.

#Imprevisti

Quando la notte non ha con se il sonno necessario per farti addormentare e ti metti a vedere quella serie che non vedi da una vita e che per te, ha un significato particolare, radicato nel tempo e nel cuore. Una scena, loro abbracciati, lui si sposta indietro per osservarla meglio, abbassandosi appena alla sua altezza e poi…le sorride. Conosco questa routine prima di un saluto. Ttump.

Sta arrivando l’autunno, il freddo, le piogge e i maglioni pesanti. Mi sono mancati, parecchio. E poi io non ho mai vissuto un autunno così. Non mi è mai successo in 26 anni di concentrare tutto il mio passato in due settimane, di affrontare eventi così pazzeschi e densi e carichi di emozioni, di paure, di responsabilità. Per tutta la mia vita ho sempre saputo dopo cosa ci fosse, fa parte della mia assurda malattia mentale di programmarmi anche quanti bicchieri d’acqua bere al giorno, ogni quante ore. E’ disorientante cominciare a pensare che non è sempre possibile fare ciò e che le variabili, così fottutamente instabili e maledette, alla fine tendono sempre a portarti dove non avresti mai programmato di andare.

Eppure quelle scelte giuste, improvvise variabili di un caos impazzito, mi hanno direzionato non dove io potessi immaginare di arrivare, ma sicuramente dove io avrei voluto farlo. Quindi, forse, dovrei osservare gli “imprevisti” da un altro punto di vista. Perchè in fondo, la cascata di coincidenze non sono state che un cambiamento in quello che ero, ma sono una certezza per quello che sono, ora.

#IntermittenzaMentale

Forse è anche per questo che non scrivo. Perchè se poi scrivo, vorrei continuare le ore, le ore vere intendo, semplicemente a tamburellare parole spigolose, dal suono incisivo, senza un significato alcuno, ma proprio perchè così affannate, saprebbero darmi la giuste dose di tranquillità necessaria. È colpa delle poesie che mi facevano studiare alle medie. Lì il mio animo era puro e parole scoppiettanti restavano incise nella mia mente, scarnificando i neuroni. Restavo colpita, impressionata, interdetta, meravigliata da come una singola sensazione può racchiudere tanti aggettivi e di quante parole ricercate esistano per indicare lo stesso oggetto o quanti modi, ma quanti, dannazione, si possono trovare per raccontare una storia, e come, tutto questo è condito da l’altalenante suono delle lettere, dal maestoso e sinuoso disegno che compongono sulla pagina bianca, dello stato di apnea del punto, della cadenza irrequieta delle virgole. Della sintassi, non ricordo un cazzo. Non so cosa siano le sdrucciole e dove vadano messe e come possono cambiare ciò che trasmettono semplicemente spostandole alla fine o all’inizio di una frase. No. Non lo so. Non so nulla perchè non mi interessava, perchè per me era una violenza all’arte stessa il dover per forza analizzare nel dettaglio un qualcosa di così perfetto ed esaustivo. Mic. mi prende sempre per il culo, eppure  lui ha questo suo modo tumultoso di raccontare la sua vita, che mi fa impazzire. Io impazzisco per le parole. Credo di avere una malattia, datemi compressioni di lettere, doppie t, e io sarò una bambina felice. avete presente la poesia di Ungaretti in dormiveglia ? Leggetela. Sentite come le parole martellano il cervello e che immagini visive e sonore danno quelle parole. Questa poesia mi ha cambiato la vita. Avevo 11 anni, ricordo ancora il quaderno dove la prof di Italiano ci fece scrivere questo pezzo, ricordo addirittura il colore rosa del titolo, la mia scrittura tondeggiante. 

Io da lì, da quel momento ho fatto di questo tipo di parole, la mia necessità.

#Rubando il tempo al tempo. Rubando il tempo al cuore

Non ho dimenticato come si scrive. E’ solo che mi sto concentrando nello scrivere in questo italiano scientific(al)-correct, che a me fa pure un po’ schifo, e quando mi trovo davanti ad una pagina vuota dove posso, aggiungerei finalmente, buttar giù quello che mi passa per la testa, sono così stanca e nauseata, che lascio perdere. Quindi per rispondere alla domanda che non è stata fatta: no, non ho dimenticato come si scrive, piuttosto ho dimenticato di trovare il tempo per farlo.

Che dire, ne è passata un po’ di acqua sotto ai ponti eh? Mi sono “goduta” questa estate fino agli sgoccioli, nel senso che ho cercato di trovare nella mia routine studio-pranzo-ninne-caffè-studio-cena, ritagli per una birretta, per un’uscita con gli amici, per un film sul divano con L., per le chiacchiere, il solletico, i sogni, l’alcool (anche se non è mai troppo). Credo che bisogna fare così per vivere nella routine, ritagliarsi quelle cazzo di due ore staccando definitivamente il cervello da quello che si è fatto prima e da quello che si farà dopo e viversi il presente, senza troppe ansie.

E’ un mantra che mi ripeto. Considerando che mi è venuta la tachicardia nottura e gli attacchi di panico non appena entro nell’ufficio della mia prof, che ha avuto la straordinaria capacità di farmi sentire inadatta, ignorante, impreparata, insomma…direi che questo mantra non basta, Ma almeno è un buon punto di partenza no? Del resto non è forse così che funziona? Che se si capisce la causa del male si è già a metà del percorso? Non è forse che il principale rimedio contro lo stress è eliminare la fonte dello stress, da presa per il culo, insomma? E se io per ora sta benedetta fonte me la devo tenere appiccicata al naso, quindi, mi tocca credere che un mantra del genere, ripetuto tutte le volte che ne ho bisogno, possa in qualche modo placare il mio cervello e regolare i battiti del mio cuore.

Detto ciò, è Settembre. Non mi dilungo su quanto questo mese è sempre strato pieno di soddisfazioni, ne sul fatto che dato che sono nata io, non poteva essere che un bellissimo mese, quanto piuttosto (quanto mi piace sta parola) di come questo mese sia l’inizio di tutto quello che si vive, ma non della vita stessa. E allora c’è T. che inizia il suo vero primo giorno di scuola in prima elementare, con l’augurio di mamma C. affinchè questo cammino, lungo più o meno 20 anni (OMG sono un botto), sia sempre pieno di soddisfazioni, anche se si sa che sono più le batoste che si prendono. C’è chi ricomincia un lavoro lasciato l’estate, chi un nuovo lavoro, chi aspetta che qualcosa si smuova “perchè a settembre si smuove tutto”. Insomma è un mese pieno di aspettative. ASPETTATIVE. Tutto quello che durante l’anno non si riesce a fare, viene rimandato a settembre. Per questo mi piace tanto, perchè è un mese che racchiude i sogni del mondo, un po’ come una luna terrena, ci affidiamo a questo mese per un nuovo anno.

Io purtroppo non posso rientrare in questa categoria. Il mio nuovo anno inizierà il 1 Novembre, che sembra quasi un paradosso se si considera la ricorrenza che rappresenta, ma quale miglior modo che iniziare un anno nel giorno in cui si ricorda la fine terrena di tutti gli altri? Vediamo il lato ohm della cosa.

E così ho un’agenda per rubare il tempo al tempo, assegnando appuntamenti abbastanza lontani per cadenzare bene gli obiettivi, ho un dropbox con la lista delle cose da fare, alcune già spuntate, altre liste sparse qui e là nella mia camera, biglietti da appendere al muro. Nel frattempo scandisco la mia giornata a ritmi di hashtag (oh no sono finita nel tunnel!) ironici sull’andamento delle mie giornate, di pensieri, di scazzi. Insomma, di me.

E nel frattempo, in quei pochi ritagli che vengono presi attraverso una finestra, vengo cullata.

#ComeSempre, AvevoRagioneIo.

Ci sono storie che vivi, rivivi, leggi e rileggi e poi, un giorno, chiudi il libro e lo metti lì, insieme agli altri, in quella parte della biblioteca che accumula ricordi, nel mio cimitero di Avantasia. A volte capita che qualcosa però, qualcosa di assolutamente casuale, ti fa ripiombare addosso quel libro. Quello che succede dopo è magnifico. Il libro si apre, ingloba il qualcosa che l’ha richiamato al presente, si richiude e torna al suo posto, senza minimamente scombussolarti l’animo, facendoti solo sorridere (e provare una vena di pena/compassione come è successo a me). Il bello di tutto questo è che anni dopo, rimettendo a posto i pezzi, anni dopo ricordandoti esattamente tutti i fotogrammi, mi accorgo che anche allora, come adesso, avevo già vinto. Avevo vinto in partenza, anche se la partenza era l’arrivo, e continuo a vincere e ad avere le mie rivincite sulla vita, che come sempre, arrivano tardi, ma arrivano. “Passa un minuto oppure anni, poi la vita risponde”.

E’ così no? Dovrei veramente ricordarmelo più spesso, anche se poi, scordarselo e ricordarselo dopo rendendosi conto che si aveva ragione, da molta più soddisfazione.

Non si tratta di un ” tiè ti sta bene”, ma piuttosto un ” avevo ragione io, come sempre”.

Piccoli pezzettini che si mettono a posto.

Andate a fare artistivintagealtrove e lasciate che la gente che vale sia felice. Lasciate che chi si merita di essere felice lo sia. Che voi non valete proprio un nulla.

Bisogna essere felici con gli altri se no cazzo ci fai della felicità se non la puoi condividere?

#Perdersi, Ritrovarsi. Mezz’ora.

Negli istanti, mi perdo. Mi perdo nei fili d’erba, nell’aria calda del pomeriggio, nel sole tiepido, nella luce degli occhi, nel battito del suo cuore prima di addormentarmi. Mi perdo osservando il cielo, assorta in musiche delicate, in parole sussurrate appena, nell’odore della frutta fresca del mercato, nei suoi colori. Mi perdo nei secondi scanditi da un orologio, nei secondi dentro i secondi, nei rintocchi leggeri delle campane, negli aerei che passano veloci sopra la mia testa. Nei dettagli, mi perdo, facendo viaggi assurdi senza muovermi dal divano di casa sua (nostra), nel silenzio dell’attesa, nei palazzi di vetro della stazione che riflettono una realtà irreale e straziante. Ho l’abitudine di perdermi dietro le parole, dietro i racconti di leggende misteriose, dentro lo scrosciare della doccia calda aperta, nei vapori che offuscano la vista, nelle emozioni che fanno tremare il cuore, nell’incredibile perfezione degli esseri viventi che senza una metamorfosi, nascono completi e indipendenti, nella genialità della natura e i suoi polimorfismi, nelle sue strategie, i suoi adattamenti, i suoi trucchi e i suoi inganni per sopravvivere. Mi perdo in tutto ciò che conosco e che c’è ma mi perdo anche nei rivoli impazziti che fa la mia testa quando si immagina il passo dopo, e quello dopo ancora, e quello dopo ancora ancora, che arriva molto prima di quello che mi aspetto, mi disorienta, mi rende felice, mi coglie impreparata, mi ridimensiona, mi fa crescere, mi rende migliore. 

Mi perdo spesso e mi ritrovo sempre diversa ma negli istanti che rendono sospeso il tempo, ascolto e percepisco essenze, e mi perdo di più, decisamente di più.

#BastaPoco

Ci si può impegnare per un anno intero, mettendo in un angolo ogni santissimabenedetta necessità vitale per raggiungere uno scopo, ma se vogliono fotterti, bata un secondo, un cazzo di secondo, e tutta la fatica, la dedizione, il lavoro, le notti insonni, i caffè nerineri, perdono di significato. Mi da tremendamente ai nervi l’irresponsabilità della gente, soprattutto se poi a pagarne le conseguenze, sono io. 

Ma affrontiamo di petto la cosa, che tanto è l’unica cosa che posso fare. E diciamoci che se è andata cosi, è perchè doveva andare cosi. Ma si. Convinciamoci di questo, nel frattempo mi brucio dentro, sono stanca, e il mio schedulare ogni passo, non mi lascia respirare, vado in tachicardia e in paranoia anche solo se mia madre mi dice qualcosa che mi faccia pensare a cose che non siano quelle a cui debba pensare ora, vado in tachicardia e sbrocco perchè…perché non ce la faccio più, sono nervosa e ho ogni cellula del mio corpo tirata al massimo, da fare ding.

Ho bisogno del mio Nirvana. Di L.